ago 15
Tre giorni per far vivere il parco
Posted by laterzavendola in Buone Azioni, Eventi, News on 08 15th, 2010| icon340 Comments »

Articolo di Francesco Romano pubblicato su “La Gazzetta del Mezzogiorno” il 15 Agosto 2010.

LATERZA. Tre giorni nel cuore del Parco, perché Parco finalmente sia: da venerdì 20 a domenica 22 agosto, l’ambiente applicato allo sviluppo mette le tende. L’iniziativa è della locale Fabbrica di Nichi, la collaborazione se la dividono il Comune di Laterza, l’Oasi Lipu, il Coordinamento provinciale e il Centro di educazione ambientale del Parco delle Gravine. L’hanno chiamata «Svilupparco», parola nuova che ne lega insieme due, per dare direzione e forza alla  sostenibilità del futuro. Il “campeggio di lotta” del sottotitolo – le tende, appunto – sintetizza invece la natura e i contenuti dell’evento. «La finalità è quella di fare da stimolo perché si proceda in tempi brevi alla nomina dell’Ente di  gestione » dicono Rocco d’Anzi e Angelo Mottola, voce di turno della Fabbrica laertina. Messaggio chiaro alla  Provincia di Florido soprattutto. Ma anche alla Regione di Vendola. «Crediamo si tratti solo di una questione di volontà  politica » indica D’Anzi. Anche se «dare un governo al parco, a cinque anni dalla legge che dopo tribolazioni e ridimensionamenti lo ha istituito, è un atto dovuto, di adempimento istituzionale, prim’ancora che di coerenza politica ». E, in ogni caso, c’è una necessità di fondo a dare lungimiranza alla tre giorni laertina. D’Anzi: «Un modello di sviluppo è alle corde, questo lembo di territorio vuole ribadire il concetto che un altro modo di pensare il futuro e al futuro sia ancora possibile». Conoscere, per maturare consapevolezza: «Il Parco è opportunità, non limite: contribuire a rimuovere radicati stereotipi, vecchie paure e sacche di disinformazione è negli obiettivi di Svilupparco» rafforzano  D’Anzi e Mottola, mentre centellinano un cartellone ricco e invitante. Venerdì 20, ore 17: accoglienza e sistemazione dei campeggiatori negli spazi dell’Oasi Lipu, a un passo dal “canyon”, dibattito sul Parco regionale delle gravine a seguire. Sabato 21: escursioni in Grotta Croce in mattinata e verso Lamia Fornello nel pomeriggio, guidate da Giuseppe  Misano (Centro educazione ambientale); concerto (Imosaiko e altri gruppi locali) e degustazione di prodotti tipici  (riflettori su pane e salsicciotti grigliati) in serata. Domenica 22: escursione antimeridiana nel Bosco di Selva san Vito e pranzo al sacco in pineta. Servizio navetta assicurato dal Comune, ospitalità massima garantita dall’Oasi, campeggio e concerto gratuiti: altre informazioni ai numeri 3386909198, 3483830545 e 3285923790. «Da Svilupparco arrivi la spinta giusta» è l’auspicio della Fabbrica di Laterza. Tende aspettando.

(clicca sull’immagine per vederla ad alta risoluzione)

ago 10
SvilupParco
Posted by laterzavendola in Buone Azioni, Eventi, News on 08 10th, 2010| icon349 Comments »


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mag 28
Il Parco delle Gravine
Posted by laterzavendola in News on 05 28th, 2010| icon3580 Comments »


Sabato 29 Maggio, ore 18.00

Cittadella della Cultura – Laterza

Interverranno:

Marinella Marescotti

Tito Anzolin

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apr 29
Raccolta firme #2
Posted by laterzavendola in News on 04 29th, 2010| icon342 Comments »

La Fabbrica di Nichi di Laterza sarà presente domenica 2 maggio 2010 in Piazza Vittorio Emanuele dalle 10.00 alle 13.00 per dare la possibilità ai Laertini di firmare per promuovere il Referendum per l’Acqua Pubblica promosso dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua.

INFO:

>> aderisci all’evento Raccolta firme “Referendum per l’Acqua Pubblica” – Laterza su Facebook;

>> la pagina del Referendum Acqua Pubblica su Facebook;

>> la nostra iniziativa su www.acquabenecomune.org.

apr 24
Raccolta firme #1
Posted by laterzavendola in Buone Azioni, Eventi, In Fabbrica on 04 24th, 2010| icon3569 Comments »

referendum acqua pubblica

La Fabbrica di Nichi di Laterza sarà presente domenica 25 aprile 2010 in Piazza Vittorio Emanuele dalle 10.00 alle 13.00 per dare la possibilità ai Laertini di firmare per promuovere il Referendum per l’Acqua Pubblica promosso dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua.

INFO:

>> aderisci all’evento Raccolta firme “Referendum per l’Acqua Pubblica” – Laterza su Facebook;

>> la pagina del Referendum Acqua Pubblica su Facebook;

>> la nostra iniziativa su www.acquabenecomune.org.

apr 10
La Fabbrica in Festa
Posted by laterzavendola in Eventi, In Fabbrica on 04 10th, 2010| icon3739 Comments »

la Laterza migliore comincia da qui!

Sabato 10 Aprile
Ore 20.00
Piazza Plebiscito – ex mercato coperto (nei pressi del Municipio)

Musica dal vivo, sangria, vino, focaccia, clown, proiezioni di video e molto altro… non mancate!

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apr 9
Nichi secondo
Posted by laterzavendola in In Fabbrica, News on 04 9th, 2010| icon3577 Comments »

articolo tratto da Carta, scritto da Ezio Mangini

Don Tonino Bello e il Pci, la Puglia e il Mediterraneo, la poesia e il narcisismo. Sul presidente pugliese si concentrano entusiasmi, attenzione, e un dubbio: quanto rischia di essere soltanto un’icona pop per la sinistra? Da Carta settimanale numero 10, in edicola fino a giovedì 1 aprile.

C’è del nuovo in Puglia. Sembra che la regione abbia ripreso a respirare dopo una lunga apnea. Il merito è molto del ragazzo di Terlizzi, classe 1958, che ha intercettato una diffusa voglia di riscatto. A Trani se lo ricordano quando da studente, d’estate, faceva il cameriere al Trinidad. Di quel tempo ha conservato, dicono, la tenacia e l’umiltà, quella che per esempio lo spinge a incontrare gli operai di una fabbrica di filati che stanno facendo lo sciopero della fame in una tenda nella piazza principale di Trani. Entra titubante, accompagnato da un suo vecchio amico, Felice Di Lernia, candidato con Sinistra ecologia e libertà al consiglio regionale. Ascolta, risponde e cerca di stare in equilibrio, dare fiducia senza illudere. Il nuovo, in Puglia, è ancora in costruzione.
«Per Vendola, secondo me, valgono le parole che furono usate per Carlo Levi – dice poi Di Lernia – Ha un amore dolente per la vita. Ma è anche un grande retore, forse l’ultimo». C’è una tradizione mediterranea nell’uso delle parole che si intravede nella filigrana dei suoi comizi. A Maglie, per esempio: l’ex feudo politico di Raffaele Fitto ha accolto Vendola per uno degli appuntamenti più difficili della campagna elettorale. Piazza strapiena, a migliaia. Molti giovani, soprattutto all’inizio. I capelli grigi stanno un po’ in disparte, disorientati quasi per quel modo poco familiare di stare in una piazza politica. Jovanotti [«Sono un ragazzo fortunato»] e Lucio Dalla [«La sera dei miracoli»] fanno da colonna sonora. L’atmosfera da concerto rock si stempera appena Vendola arriva sul palco e rimane per qualche secondo silenzioso. Non se lo aspettava e lo dice, un po’ commosso. Non si aspettava che la città che credeva di Fitto potesse abbracciarlo così. In quell’attimo di silenzio, in quello stupore, scatta l’interruttore: Vendola parla e riesce a portarsi dietro le facce rugose dei contadini salentini non più poveri come fino a ieri, quelle sorridenti delle ragazze con il piercing al naso e la spilletta «Vendola presidente», le signore benvestite che hanno ingannato l’attesa parlando della famiglia, del lavoro, delle conoscenze comuni. Dei migliori concerti rock il comizio ha la capacità di trasformare una folla in un popolo, di fare sentire che lì, sul palco, c’è qualcuno che parla di te, e non solo per te.

Nel Salento si gioca una partita difficile. Alcuni pezzi del popolo di Vendola non sono d’accordo con le alleanze elettorali con i vecchi socialisti, ed è anche la zona dove Adriana Poli Bortone, già sindaca di Lecce, dovrebbe fare meglio.
Chi la sa lunga dice che però anche quelli del Pdl non vedono l’ora di liberarsi di Fitto. Il ministro per gli affari regionali ed ex avversario di Vendola alle scorse regionali ha sbagliato tutto, negli ultimi cinque anni. Per cercare di rendere opaco lo smalto della Puglia vendoliana ha messo i bastoni tra le ruote ai programmi regionali che contavano sui finanziamenti da Roma. Fondi Fas bloccati, trasferimenti di risorse ritardate, il pastrocchio con la possibile centrale nucleare che Berlusconi e Scajola vorrebbero far precipitare in Puglia. Dopo le elezioni, dicono i capannelli, si apriranno i conti anche nel Pdl.
Già, dopo le elezioni. Nessuno sembra poter pensare che Vendola non ce la farà. Eugenio Iorio, responsabile della comunicazione istituzionale della Regione, dà sostanza a questa aspettativa: «I sondaggi, per quello che valgono, danno un trend costante e abbastanza solido. C’è stato un calo alla fine del 2008, ma poi siamo risaliti e il salto è avvenuto quando c’è stato l’azzeramento della giunta, dopo l’esplosione dello scandalo sulla sanità». La spinta finale l’hanno data le primarie del 24 gennaio 2010. «Vendola è riuscito a ritrovare il vento della scorsa campagna elettorale – dice Iorio – A presentare, dopo cinque anni di governo, la propria immagine come ancora avversata dai blocchi politici che hanno tenuto le sorti della Puglia. Le primarie, volute dagli altri, sono state l’occasione per rilanciare il suo racconto, la sua narrazione, per tornare a essere Nichi e non solo il presidente».

Torna spesso questo termine, narrazione, nei comizi di Vendola e nelle analisi del suo entourage. Una nuova narrazione per la Puglia che però è anche una narrazione profondamente pugliese. Prendendo un caffè in un bar vicino all’università di Bari, Franco Cassano, l’autore de «Il pensiero meridiano», spiega: «Vendola non è solo Vendola. La sua candidatura condensa una lunga stagione di rinascita della Puglia, che è partita negli anni novanta, si è consolidata sotto la superficie degli anni di Fitto e ora esplode».
Secondo Cassano, il momento essenziale sono gli sbarchi degli albanesi all’inizio degli anni novanta: «Hanno insegnato che l’oltre da noi non è e non può essere solo riferito al Nord, a quel modello di società e di economia; hanno fatto vedere ai pugliesi che una serie di discorsi sul Mediterraneo, l’Oriente, il Levante, avevano una concretezza essenziale, volti, storie, relazioni, possibilità». In un certo senso, è stata la rappresentazione di una maggiore complessità dell’Italia, oltre la «semplice» divisione tra Nord e Sud. C’è un Est, anche, e un Sud più grande. L’Appennino è davvero uno spartiacque e l’Adriatico è davvero più lungo di quanto non si veda a Trieste o Venezia. «In questo Vendola è profondamente pugliese, radicato in questo territorio e nelle sue sfaccettature – prosegue Cassano – Si porta appresso Giuseppe Di Vittorio e le lotte contadine, così come il cattolicesimo eterodosso e pacifista della scuola di don Tonino Bello».
Negli anni novanta don Tonino, vescovo di Mofletta-Giovinazzo-Terlizzi, fondatore di Pax Christi, fu quello che aprì le porte della cattedrale di Molfetta agli esuli albanesi e che organizzò le carovane di pace nei Balcani in guerra, che parlava della Puglia come «arca di pace». Vendola viene anche da lì, da un’idea di chiesa che è servizio, come la politica austera dei vecchi comunisti incontrati da ragazzo cresciuto nel Pci.
Don Tonino riuscì a raccogliere attorno a sé una sorta di «meglio gioventù» pugliese che, in parte, si ritrova nelle liste che sostengono Vendola. Si sono formati nel movimento pacifista degli anni ottanta, qualcuno è passato per l’Irpinia terremotata a ricostruire società, oltre che a togliere macerie. Oggi hanno i capelli brizzolati e però hanno l’esperienza di un lungo lavorio tra le pieghe della società pugliese che negli ultimi due decenni si è trasformata. «Il cinema, la musica, la cultura – dice ancora Cassano – Ma pure lo sviluppo economico, anche se un po’ disordinato, del Salento che era l’area depressa della regione, hanno cambiato l’auto-percezione dei pugliesi. Vendola riesce a catturare questa auto-percezione e a trasformarla in un discorso politico, che schiva le trappole del folklore e del vernacolo, delle cartoline e delle dop, che evita insomma i cliché del localismo leghista». Dopo le primarie di quest’anno, nel comizio per festeggiare la vittoria, Vendola ha detto: «Non è che D’Alema non ha capito me, non ha capito voi, non ha capito la Puglia».

Non è detto che i ragazzi delle «Fabbriche di Nichi» spuntate in quasi tutta la regione abbiano chiaro questo orizzonte. Nichi – nessuno di loro lo chiama Vendola – è anche, in alcuni casi soprattutto, un’icona pop. Magliette, loghi, slogan in rima baciata, borse e zainetti e spillette escogitati dal think tank ProForma e dai designers di Ff3300 hanno trasformato la campagna elettorale in un fenomeno virale, diffuso, «fico». Un po’ serve a bilanciare la sproporzione di mezzi: il Pdl ha stanziato dieci volte le cifre disponibili per la campagna di Vendola. Un po’ è un «effetto Obama» trasferito sul Tavoliere e nelle Murge. Diffonde di sicuro la sensazione che non serva un meteorologo per capire dove tira il vento ed è una militanza soft che coinvolge migliaia di persone e si estende sul web 2.0.
Solletica anche il narcisismo di cui Vendola non fa mistero e che nell’era della politica [post?] berlusconiana sembra un ingrediente indispensabile per vincere. Spariglia il gioco, questo narcisismo, in due sensi. Non appartiene né all’una né all’altra delle culture da cui Vendola viene, le «due chiese» come dice lui, quella cattolica e quella comunista. Usa codici di comunicazione non verbale familiari alle generazioni televisive e nello stesso tempo, con la sua atipicità, «apre» possibilità di dialogo con settori sociali diversi, ulteriori rispetto agli elettori del 2005. Questi settori servono a provare a rispondere anche alle domande degli operai della piazza di Trani, a immaginare prima e realizzare poi una politica economica che sia parte di un progetto per il futuro della Puglia, oggi in bilico tra la crisi industriale [Taranto, il settore tessile], crisi sociale [i migranti nelle campagne foggiane, la disoccupazione] e le nuove possibilità [energie pulite, agricoltura di qualità, turismo rispettoso, tutela del territorio, tecnologia avanzata]. La risposta, a quanto pare, è positiva. Pragmaticamente, le borghesie pugliesi riconoscono che la capacità di progettare non sta dall’altra parte, dove pure il candidato del Pdl Rocco Palese ha fama di persona corretta e competente. è che manca, nella destra pugliese come in quella nazionale, la capacità di immaginare un futuro che non sia l’eterna riproposizione di un presente lucente di paillettes cucite male. «La verità – dice Iorio – È che nessuno ancora ha decodificato il fenomeno politico Vendola, anche se c’è la percezione confusa che sia la fine della fiction». Il rischio evidente, però, è che appunto sia Vendola, il fenomeno politico, un’altra faccia del berlusconismo. Lui dice che non vuole costruire un rapporto «personale» con il popolo ma che punta a ricostruire il rapporto del popolo con la politica, intesa come la possibilità di cambiare le cose. Sta attento a usare il «noi» nei comizi e pochissimo l’«io».
C’è un altro punto che contraddice la lettura di Vendola come «manifestazione» del berlusconismo, del populismo che domina la scena politica italiana, da Grillo a Di Pietro: l’antimafia. Passa in secondo piano, nel discorso corrente, l’esperienza del ragazzo di Terlizzi nella Commissione parlamentare antimafia, di cui è stato segretario dal 1994 al 1995 e poi vicepresidente durante la legislatura successiva. Chi lo conosce dice è stato un periodo fondamentale, il salto di qualità nella sua esperienza come persona delle istituzioni. Uno scarto visibile: le auto della scorta che lo seguivano anche quando, per tirare il fiato, si rifugiava in qualche anfratto della rete di amicizie più solide.
Quegli anni sono serviti anche a costruire la fiducia reciproca con alcuni apparati dello Stato che di Vendola apprezzano l’integrità che rende credibile l’operazione azzeramento della giunta, il discorso sulla moralità istituzionale che lui contrappone alla «volgarità che si è fatta Stato». Una delle differenze essenziali con il personalismo berlusconiano sta proprio in questo rispetto per le istituzioni, che non è obbedienza passiva [non potrebbe esserlo, per un obiettore di coscienza come Vendola], ma anzi richiamare lo Stato ai propri doveri verso i cittadini, l’unico orizzonte immobile.
Il secondo elemento di differenza profonda è nel respiro che Vendola cerca di dare alla propria narrazione. «è una politica del dopo, quella che stiamo cercando di costruire», spiega ancora Di Lernia. Non a caso uno dei programmi di maggior successo, Bollenti Spiriti, ha puntato sui giovani trasformando il rapporto tra formazione, creatività e possibilità di costruire in loco, in Puglia, nuove esperienze economiche. «I giovani sono il petrolio della Puglia», ripete spesso Vendola, quasi a ricordare quanto un ambiente ostile ha reso lunga e faticosa la crescita dei semi piantati da don Tonino Bello. «C’è stata un’inversione epistemologica nel rapporto tra i cittadini e le istituzioni – dice Di Lernia – Prima il rapporto tra cittadini e istituzioni era basato sulla diffidenza, ora cerchiamo di improntarlo sulla fiducia diretta, personale, sulla cultura della responsabilità condivisa e non solo della delega alle istituzioni».

L’esperienza all’antimafia è servita anche a costruire un bagaglio di cultura di governo che dovrà essere messo a frutto soprattutto in questa eventuale seconda legislatura. Nessuno dei suoi collaboratori nasconde che la prima vittoria, alle primarie del 2005 e poi nelle elezioni regionali, è stata quasi casuale. I primi anni della legislatura, infatti, sono serviti soprattutto a costruire le alleanze e le condizioni per gestire la macchina burocratica regionale, per contrastarne l’inerzia prima e costringerla a sterzare a sinistra poi.
Adesso si tratta di consolidare la sterzata, superare il «non buono» della prima legislatura, dal macigno della sanità fino ai compromessi necessari, anche se indigesti, per cercare di rompere l’isolamento politico causato dalla preoccupazione degli «alleati»: evitare che il fenomeno Vendola passi l’Appennino e l’antico confine della dogana di Foggia.
C’è un bisogno di organizzazione palpabile e scivoloso. Torna come un mantra, in ogni interlocutore, la necessità di formare in Puglia una nuova «classe dirigente». Le Fabbriche di Nichi potrebbero diventare un luogo di formazione? Il partito «liquido» di Sinistra ecologia e libertà può bastare a fare di Vendola un leader nazionale, ammesso che voglia e possa esserlo? Come mantenere il rapporto con i movimenti locali che, per esempio nel caso della ripubblicizzazione dell’Acquedotto pugliese, sono stati essenziali sia a spronare l’amministrazione che a costruire il consenso attorno a un’operazione che sembrava impossibile? Che Puglia lasciare tra cinque anni? Passata la campagna elettorale, chiuse le urne [tutti aggiungono «tocchiamo ferro»], la sfida, consapevole, è questa: fare in modo che la Puglia di Vendola possa fare a meno di Nichi.

apr 2
La sinistra dopo il voto
Posted by laterzavendola in In Fabbrica, News on 04 2nd, 2010| icon3689 Comments »

tratto dal sito de il Manifesto, scritto da Iaia Vantaggiato

Alleanze in Fabbrica

Non solo Vendola. Sinistra, ecologia e libertà: «Soddisfatti per il risultato pugliese ma non possiamo fermarci qua». Il presidente al coordinamento nazionale di Roma: «La crisi del centrosinistra è irreversibile, bisogna pensare a nuove forme della politica diverse dai partiti»

Lotta alla precarietà e difesa del bene pubblico a cominciare dall’acqua nonché avvio di una seria riflessione sulla crisi – data ormai per definitiva – del centrosinistra.

Qualcuno forse si aspettava che il primo coordinamento nazionale di Sinistra, ecologia e libertà – convocato all’indomani delle elezioni – si sarebbe «limitato» a celebrare la vittoria di Vendola in Puglia chiudendo gli occhi sul disastro abbattutosi nel resto dell’Italia, ma così non è stato. Certo resta grande la soddisfazione per il risultato pugliese ma non è dalla conta dei voti né dal numero dei consiglieri eletti che Sel decide di ripartire. I partiti sono finiti, consumati e inadeguati – aveva già dichiarato Vendola in un’intervista a Repubblica – e ora si apre una nuova fase: quella in cui strutture più leggere si attrezzino per transitare la sinistra verso una nuova rifondazione. E a Bersani risponde: «Sono d’accordo sulla necessità di costruire il cantiere della sinistra, purché sia chiaro che non si tratta di avviare operazioni di restauro. La mia opinione è che bisogna rifondare la cultura, la proposta, il progetto del centrosinistra». Non si tratta insomma di emendare alcuni aspetti ma di «ricostruire il vocabolario dell’alternativa. Noi non abbiamo sbagliato i comunicatori, abbiamo sbagliato il messaggio». La berlusconizzazione dell’Italia – conclude Vendola – è un problema culturale prima ancora che politico, sociale prima che elettorale. Bisogna essere all’altezza della sfida».

Insomma il punto di crisi del centrosinistra «in quanto tale» – nient’altro che una fredda aggregazione di alleanze incapace di dare risposte credibili – è irreversibile. Non i singoli partiti presi uno per uno né la loro sommatoria ma la logica che – anche in queste elezioni – ne ha consentito la (mancata) tenuta: con chi mi prendo, con chi mi alleo?

Di questa logica la Puglia ha fatto piazza pulita ed è questo che dalla Puglia – concordano le diverse anime di Sel presenti ieri alla riunione del coordinamento – va esportato. Prendere atto della crisi, insomma, e immaginare altre costruzioni di cultura sociale. Sel si rivolge a tutti, dal Pd ai partiti della Federazione ma a una condizione: si dialoga solo con chi prende atto che o il centrosinistra ritrova una sua capacità di essere credibile o non si va da nessuna parte. Esportare le «Fabbriche di Nichi» non basta se non all’interno di un progetto più ampio che rifiuti una volta per tutte le logiche partitiche e che faccia saltare in aria l’ormai asfissiante appiattimento della politica sull’organizzazione.

Questa la linea prevalente nell’incontro di ieri anche se Sinistra, Ecologia e Libertà è ancora in attesa di darsi una forma in vista del congresso che presumibilmente si terrà in ottobre. Nel mezzo due date intermedie: gli Stati generali delle Fabbriche e un nuovo aggiornamento previsto per la fine di aprile.

E sulla forma – se snella, meno snella o corpacciosa – certo ci sarà ancora da discutere ma anche qui sbaglia chi crede che all’interno di Sel esistano già due schieramenti predefiniti e con tanto di nomi cognomi: da un lato Bertinotti e Vendola, dall’altro Claudio Fava con tutta Sd. Più complessa e per fortuna meno personalistica è la questione perché le incertezze riguardo alla forma che Sel potrà assumere prima del congresso attraversano in realtà entrambi gli «schieramenti» e sono più legate alle esperienze soggettive delle singole persone che a eventuali atti di fede. «Quello che c’è di positivo – dice qualcuno uscendo dall’incontro – è che oggi anche le soggettività della politica sono venute fuori».

Bello sarebbe mettere la parola fine alle lotte intestine e magari riprendere a dialogare anche con la Federazione e con gli ex (ma non poi tanto) compagni di Rifondazione. Una strada percorribile, forse, se si accetta l’idea che essere una minoranza va bene ma che essere minoritari per vocazione suona ormai come una dannazione.

E se per il momento la Federazione tace – anche a causa di un infortunio che ha bloccato a letto il co-fondatore Diliberto – parla invece Rosi Bindi che non sembra però aver colto appieno il messaggio che arriva da Sel: «Attenzione a sciogliere i partiti per poi rifondarli, è da anni che lo facciamo, dentro una logica tutta interna al sistema politico». Proprio quello che Sel vorrebbe evitare.

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mar 30
La Puglia si è voluta bene
Posted by laterzavendola in Eventi, News, Parola di Nichi on 03 30th, 2010| icon3502 Comments »

tratto dal sito di Nichi Vendola, RIELETTO PRESIDENTE DELLA PUGLIA CON QUASI IL 49% DEI CONSENSI!

Abbiamo vinto, la Puglia si è voluta bene. Ha vinto il buon governo a conferma che questo territorio continua ad essere un laboratorio di buona politica.
Eravamo un’anomalia e restiamo un’anomalia. I risultati sconfortanti che giungono dalle altre regioni, la sconfitta del centrosinistra ci dicono che in Italia c’è un bisogno disperato di alternativa, bisogna ricostruire un vocabolario e una narrazione dell’alternativa e qui abbiamo cominciato a farlo. Dobbiamo però essere molto attenti a leggere tutti i segnali di crisi nel blocco di consenso politico del centrodestra; ogni crepa, ogni smagliatura che si apre nel racconto berlusconiano deve diventare per noi una finestra per guardare dall’altra parte, noi dobbiamo intercettare settori di opinione pubblica che sono ormai largamente disincantati dall’affabulazione berlusconiana che non convince più.
Voglio ringraziare di cuore le fabbriche di nichi, vera novità di questa campagna elettorale, in cui tanti volontari e tante volontarie hanno fatto la propria preziosa parte per far vincere, ancora una volta, la Puglia migliore.

mar 24
Nichi Vendola a Laterza
Posted by laterzavendola in Eventi, In Fabbrica, Parola di Nichi on 03 24th, 2010| icon3602 Comments »

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